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Officine Narrative Cremonesi

La bottega

Come si lavora
qui dentro

A Cremona il nome di chi costruisce un violino sta su un foglietto incollato dentro la cassa, al buio. Nessuno lo va a leggere, e va benissimo così: si guarda il violino, non il liutaio. Noi facciamo i libri con la stessa idea.

Le Officine Narrative Cremonesi fanno libri e li firmano con nomi che non corrispondono a volti non li firmano. Siamo un collettivo: non c’è una faccia sola da mettere in copertina, e i nomi non servono. Non è una posa. C'è anche una ragione pratica: nei nostri libri ci sono persone vive, e chi presta la propria storia ha diritto a non essere riconosciuto al mercato del sabato. Non firmiamo perché siamo in tanti, non per nasconderci.

Del resto un nome dichiarato finto è più onesto di tante vite vere messe in vetrina. La finzione dichiarata è un patto; l'altra ha un altro nome.

Come stiamo sui social

Poche regole,
tutte verificabili

  1. Niente facce, niente voci. Mai una foto o una voce spacciata per l'autore. Nemmeno per un secondo, nemmeno generata.
  2. Niente vita in vendita. Non pubblichiamo la nostra giornata. Pubblichiamo i libri, i luoghi che ci stanno dentro, e il mestiere che li fa.
  3. Il metodo è pubblico. Diciamo come nasce un libro: le fonti, le verifiche, e cosa abbiamo scelto di non scrivere.
  4. Si risponde, sempre. Qualunque domanda sui libri. Nessuna domanda su chi li ha scritti.

Non chiedeteci di apparire: non funziona, e non è scortesia.

E la macchina?

La usiamo, e lo diciamo — invece di usarla di nascosto come fa chi a parole la disprezza. La usiamo come un contadino usa il trattore: cambiano gli attrezzi sul banco, non chi decide, chi taglia una pagina, chi butta via un libro che non regge.

Quello che una macchina non farà mai, qui: fabbricare una persona che non esiste — un volto, una voce, un vissuto — o imitare un autore vivente per farne un prodotto.

Le condizioni, per esteso